GOA A SANREMO. NEL CUORE DEL FESTIVAL
Dopo un primo giorno di prove e assestamenti, il Festival si accende. Anzi si spegne, sotto un vento che sa di burrasca e di tensione. Unità cinofile, elicotteri, cecchini (pare) appostati sui tetti. Ma ecco i fatti più eclatanti di questa prima due giorni sanremese.
Di Hira Grossi
Quel gran gatto di Patty Pravo.
Che si tratti di eccessi chirurgici o di affabile eleganza di chi “ha il manico” , la ragazza del Piper diventata signora racconta tanto, si può dire tutto di sé. Dagli esordi, alla scelta del nome di derivazione dantesca, come tiene a precisare indicando le “scuole alte” frequentate; le polemiche con la fiction che è “abbastanza squallida per non essere assolutamente la mia storia”; su chi le piace come “Arisa e Noemi che non sento assolutamente lontane da me”; sull’album “un punto di partenza, come sempre”; sulla pozione magica che la tiene sempre così attuale che è regina delle ere musicali passate strizzando l’occhio al futuro “sono semplicemente fatta così”. Sarà, ma unanime si alza la voce che la dà vincitrice, almeno morale.
Il cattivo gusto, oltre la polemica.
Raffaele Sollecito sbarca a Sanremo per lanciare la sua nuova start up sponsorizzata dalla Regione Puglia per 65.000 €. Senza polemizzare su innocenza o colpevolezza, il cattivo gusto va ben oltre i campanelli di Porta a Porta. Non solo per la fame di apparire del giovane, disposto a tutto, anche ad aspettare ore e ore per avere un invito (mai avvenuto) al volo durante una trasmissione di cucina ma per la flora e fauna femminile che bramava il numero del bel pugliese. Se fosse necessaria la ciliegina su una torta poco gradevole, la start up permetterebbe di organizzare e gestire funerali e defunti via applicazione. Non c’è assolutamente più religione, se dovevamo ancora rendercene conto.
Sanremo, la kermesse della moda.
Sanremo è Sanremo e fa rima con fashion. Sorprese o scivoloni, stupori, come ogni anno, al limite del “davvero hai avuto il coraggio di indossare quello???”. Regina incontrastata del trash, almeno per un’uscita, Madalina Ghenea: ruba un tappeto a qualche diva americana anni ’50 e se lo fa cucire addosso. Neanche il suo splendido corpo riesce a fermare lo scempio di tigre che la avvolge. Per fortuna, si ritrova il senno e va meglio con gli altri cambi. D’altronde, aveva precisato di aver addirittura a disposizione una macchina con autista solo per i suoi abiti. Lavoro duro. Meno impegno per un 6 politico alle cantanti in gara, tranne la coppia Caccamo Iurato, in cui l’ingessatissimo lui deve fare i conti con l’enorme cioccolatino viola che ha accanto. Noemi, che ha lasciato spesso basiti per i suoi passati look, questa volta punta sul monotono che non sbaglia mai. Specialmente con i suoi capelli. Anche Irene Fornaciari vince in eleganza e semplicità: per fortuna. Elthon John arriva da lontano e porta il suo botox fresco fresco e la giacchetta scintillante, già vista in un’edizione antica di Mai dire Goal. Nessun infamia e nessuna lode per gli altri. Chi doveva portare pelle lo ha fatto (vedi alla voce Ruggeri), chi giacchini pure (vedi Bluvertigo), chi esagerare con lo stile tamarro anche (Rocco Hunt). Un attimo di silenzio per Arisa, nel vero senso della parola: è venuta in pigiama, cerchiamo di non svegliarla.
Scoppia il caso “problema tecnico”.
Passi Lorenzo Fragola che parte per primo e può essere agitato. Stupisce Noemi, di solito abbastanza precisa, da buona musicista prima che interprete. Ma poi arriva la Laura nazionale e si capisce che qualcosa sta cedendo nel sistema. La falla c’è e non si può più mentire. Problemi di audio, fuori sincrono si dice in giro. Così non sono i cantanti a steccare ma la bufera che infuria in Rai. Così quando arriva Ruggeri che fa finta di cantare Ruggeri di 30 anni fa, Caccamo e Iurato decisamente sottotono, gli Stadio in balle, tutto passa sotto il ponte del festival. Tranne Morgan. Non i Bluvertigo che a livello strumentale sono dritti come dei professionisti quali sono. Morgan senza scuse, senza parole, senza comprensione e senza, soprattutto, voce. Cartellino rosso.
Sottofondi.
Polemiche e risatine per la fiera del nazionalpopolare. Enrico Ruggeri che ripropone Ruggeri ai tempi di Contessa, rivisitando il tutto. Così come la pettinatura. Si può fare di più, molto di più. Irene Fornaciari che porta sul palco tutto il suo cognome e tutta l’ovvietà del difficoltoso momento storico. Canzone noiosa cantata dalla persona sbagliata. Averla data a Noemi, avrebbe avuto tutto quell’altro gusto che il capello rosso sa regalare. L’insopportabile leggerezza del falsetto: sbaglia, si agita anche se è bravo (sulla carta), Lorenzo Fragola finisce volendo fare Justin Bieber. E cade più giù. Per fortuna c’è Elthon John che ci “stupisce” con alcune tra le canzoni più belle di sempre, targate tanti-anni-fa. Rocco Hunt ci prova, in teoria ci riesce (almeno nella sala stampa, in momentanea agitazione ballerina): ritmo, orecchiabile, carina. Peccato in prima fila fossero tutti morti da tempo per capire che il gesto delle mani al cielo era per alzarsi e ballare. Visionario. La vera vincitrice della serata, su tutto e tutti, resta Laura Pausini. E la sala stampa si agita, canta, si commuove, tifa. & the winner is…
La Classifica
Si: Caccamo/Iacono, Stadio, Lorenzo Fragola, Enrico Ruggeri, Arisa, Rocco Hunt.
No: Noemi, Dear Jack, Irene Fornaciari, Bluvertigo.
La pagellina della Spia.• Lorenzo Fragola: agitato forse, canzone insipida. Si sperava meglio.
• Noemi: scaletta melodica, sobria, elegante, adeguata per la situazione.
• Dear Jack: è appena finito il pezzo lo si dimentica, niente di che.
• Iovato/Caccamo: ah ma non è un tatuaggio. Ecco il commento al pezzo. Via via via.
• Stadio: bel pezzo, toccante le corde giuste ma..la voce?
• Arisa: Arisa che copia Arisa. 6, anzi 7 per l’intonazione.
• Ruggeri: c’eravamo tanto ascoltati, caro Sir Enrico. Co-co-co-ntemporaneo.
• Bluvertigo: se Morgan riuscisse a cantare la canzone si potrebbe capire se è bella o meno.
• Rocco Hunt: ha tentato di far ballare la prima fila. Fallita la missione, raggiunge l’obiettivo. Piace.
• Irene Fornaciari: il festival del qualunquismo ha la sua canzone regina che sarebbe stata meglio cantata da “altre”.

Su Redazione
Il direttore responsabile di GOA Magazine è Tomaso Torre. La redazione è composta da Alessia Spinola. Il progetto grafico è affidato a Matteo Palmieri e a Massimiliano Bozzano. La produzione e il coordinamento sono a cura di Manuela BiaginiUltime Notizie
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