TEATRO NAZIONALE: SONIA BERGAMASCO È MIRANDOLINA NE “LA LOCANDIERA” DI GOLDONI. DAL 28 NOVEMBRE ALL’IVO CHIESA

Il capolavoro della Commedia dell’Arte sarà ospite del Teatro Nazionale fino al primo dicembre per quattro imperdibili appuntamenti. Il cast di attori premiati vede la regia di Antonio Latella nella nuova produzione dello Stabile dell’Umbria
GENOVA – Da giovedì 28 novembre a domenica 1 dicembre al Teatro Ivo Chiesa ospita la tappa genovese della tournée de “La Locandiera”, il testo capolavoro di Goldoni con la regia di Antonio Latella e produzione Teatro Stabile dell’Umbria. Nel ruolo di Mirandolina ci sarà Sonia Bergamasco, che per questo lavoro ha ricevuto la candidatura a migliore attrice ai Premi Ubu 2024.
28 novembre – 1° dicembre Teatro Ivo Chiesa
La locandiera
di Carlo Goldoni; dramaturg Linda Dalisi
regia di Antonio Latella
interpreti Sonia Bergamasco (Mirandolina, locandiera);
Marta Cortellazzo Wiel (Ortensia, comica); Ludovico Fededegni (Il Cavaliere di Ripafratta); Giovanni Franzoni (Il Marchese di Forlipopoli); Francesco Manetti (Il Conte di Albafiorita); Annibale Pavone (Fabrizio, cameriere di locanda); Gabriele Pestilli (Servitore); Marta Pizzigallo (Dejanira, comica)
scene Annelisa Zaccheria; costumi Graziella Pepe
musiche e suono Franco Visioli; luci Simone De Angelis
produzione Teatro Stabile dell’Umbria
durata – 2 ore 30 minuti, compreso intervallo
La locandiera di Carlo Goldoni è il primo testo teatrale italiano che mette al centro della vicenda una donna che diventa il nodo di relazioni e cortocircuiti, fermenti e tensioni sociali. Mirandolina è un personaggio dal fascino tutto contemporaneo, protagonista sapiente che gioca con il suo potenziale femminile.
Dopo La Trilogia della villeggiatura e Arlecchino servitore di due padroni Antonio Latella torna a Goldoni e a una delle sue commedie più note e amate dal pubblico, scegliendo di affidare il ruolo della protagonista, a Sonia Bergamasco che lo interpreta con piglio vivace e volitivo. La regia di Latella reinterpreta l’opera del grande drammaturgo veneziano: «Credo che Goldoni con questo testo abbia fatto un gesto artistico potente e di sconvolgente contemporaneità. – afferma il regista – Dimentichiamo la figura femminile scontata e un po’ civetta, e prendiamo atto di avere davanti agli occhi un personaggio nuovo, capace di confrontarsi alla pari con l’universo maschile e di esibire la propria indipendenza».
Sonia Bergamasco è una Mirandolina spregiudicata e moderna, differente da quella che la tradizione ha spesso proposto (nella storia ricordiamo le interpretazioni di Eleonora Duse, Anna Maria Guarneri, Valeria Moriconi, Carla Gravina con Cobelli, Rina Morelli con Visconti) sottolineando la profondità dell’approccio goldoniano.
«Spesso noi registi – aggiunge Latella – abbiamo sminuito il lavoro artistico culturale che Goldoni ha fatto con quest’opera, l’abbiamo ridimensionato cadendo nell’ovvio e riportando il femminile a ciò che gli uomini vogliono vedere: il gioco della seduzione. Goldoni, invece, ha fatto con questo suo testamento, una grande operazione civile e culturale. Siamo davanti a un manifesto teatrale che dà iniziò al teatro contemporaneo, mentre per un’assurda cecità noi teatranti lo abbiamo banalizzato e reso innocente. La nostra mediocrità non è mai stata all’altezza dell’opera di Goldoni. Spero, però, di rendere omaggio a un maestro che proprio con Goldoni ha saputo riscrivere parte della storia teatrale italiana: parlo di Massimo Castri.»
Latella trasforma Mirandolina, formalmente al servizio dei suoi clienti, in una sorta di eroina capace di sconfiggere l’universo maschile, sbarazzandosi in un sol colpo di un cavaliere, di un conte e di un marchese. Decidendo di sposarsi con il suo servitore, la protagonista compie una scelta politica: mettendo a capo di tutto la servitù e trasformando la locanda nel luogo simbolo in cui viene riscritta la storia teatrale di quell’epoca.
Così anche la dramaturg Linda Dalisi (i suoi adattamenti stanno dietro anche a due degli spettacoli candidati agli Ubu 2024, La ferocia coprodotta dal Teatro Nazionale di Genova e Il Grande vuoto di Fabiana Iacozzilli): «Nella messa in scena di oggi il gioco d’azzardo che fanno i personaggi de La Locandiera, passa attraverso l’intelligenza, la parola, il calcolo, ma anche attraverso i sensi. Sulla scena c’è una cucina con una pentola rossa, pare il cuore del mistero di questa locanda così magica, dove tutti gli avventori giocano più partite e lo scopo del gioco è la conquista di una libertà (affrancamento dalla povertà, dal sesso, dalle origini sociali, dalla paura dell’altro, dal padrone). In questo spazio di confine, in cui convergono storie per poi divergere e sparire – sottile metafora del teatro – si muovono liberamente esseri “stranieri”, per cui le mura sono casa temporanea, dove governa colei che della casa è diventata padrona. E mentre si gioca, qualcosa bolle in pentola».
La locandiera è in scena al Teatro Ivo Chiesa dal 28 novembre al 1° dicembre: giovedì e sabato, alle 19.30; venerdì alle 20h30; domenica alle 16
Info e biglietti
telefono 010 5342 720; e-mail teatro@teatronazionalegenova.it; biglietti.teatronazionalegenova.it
C.S.

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